À des traducteurs égoïstes

Lo scorso anno ho ricevuto in gradito dono un libro molto interessante, che potrebbe essere un’idea regalo per appassionati di traduzione (e non).

Si tratta di Le Ton beau de Marot, pubblicato nel 1997 da Douglas Hofstadter (già autore dell’affascinante opera Gödel, Escher, Bach).

La copertina non è forse ottimale dal punto di vista del marketing, ma è giustificata dal lutto personale che l’autore ha vissuto nel periodo della stesura del libro.

Il contenuto è una profonda, originale e avvincente riflessione sull’arte della traduzione, che evidenzia inoltre come la struttura di una poesia francese del 1500 abbia forti analogie con i vincoli imposti dalla localizzazione del software degli anni 2000.

Ideale per i traduttori che, in modo simile a Hofstadter, in segreto confessano che “non sono degli altruisti che fanno scoprire al mondo le gemme nascoste nelle opere, ma dei semplici egoisti che traducono solo e unicamente per l’eccitante bellezza che ne deriva e per l’intimo contatto con opere e autori che ammirano”.

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